Lei è

Andra

Questa è la storia di Andra, una ragazza prima ed oggi una donna forte. Una donna che ha scelto di sorridere ogni giorno e che oggi ama la sua protesi, la sua compagna di viaggio in questa fantastica storia che è la Vita. È con lei che vogliamo inaugurare la sezione del nostro blog dedicato alle storie di vita di gente speciale, perché crediamo che le storie possano generare un potere unico e straordinario capace di emozionare, far crescere ed aiutare a non sentirsi soli.

I Capitolo

L’inizio

La storia di Andra inizia quando, dopo un’infanzia felice e spensierata, la sua famiglia decide di lasciare la Romania per trasferirsi in Italia.

Lo sconforto del cambiamento, di vivere in una nuova città ed in una nuova nazione non viene meno, ma Andra sin da bambina è forte e la sua caparbietà la porta ad integrarsi e ad essere la prima della classe.

Gli anni passano, Andra cresce, diventa sempre più bella. La sua vitalità, la sua voglia di vivere la portano ad essere amata da tutti: è circondata da amici che le vogliono bene. Ed in quegli anni incontra anche Fè, la sua migliore amica, quella che non la lascerà mai. Un giorno le chiedono di sfilare, il sogno della sua vita che sembra prender forma. Sfilata dopo sfilata, passerella dopo passerella, inizia ad amare sempre di più questo lavoro e l’adrenalina che le dà. Andra non è solo una modella ma è anche una volontaria della Croce Rossa Italiana, con serietà e con dedizione svolge il suo operato che viene sempre più apprezzato.

II Capitolo

9 Luglio

La mattina del 9 Luglio, Andra era insieme ai volontari della CRI a Vibo Valentia ad aiutare famiglie e bambini che da una settimana vivevano tra il fango a causa di un’alluvione che aveva travolto la città.

I volontari le chiesero di fermarsi lì con loro quella notte a vedere la finale dei mondiali, ma Andra decise di tornare dai suoi amici. Doccia veloce, saluta i suoi genitori e sale sul suo Scarabeo 50. La ricordiamo tutti quella notte, l’ansia, le lacrime e la gioia.

È il 9 luglio del 2006, Fabio Grosso segna l’ultimo rigore. Il cielo è azzurro sopra Berlino. Campioni del mondo. Campioni del mondo. È una grande festa per tutti, bandiere sventolano, le piazze si popolano.

È ora di tornare a casa. Andra sul suo cinquantino. Mancavano solo 150 metri, due luci di una macchina e poi un rumore assordante, capriole che si susseguivano. L’asfalto era freddo. Andra guardava il cielo, non sapeva bene cosa stesse succedendo. Prova a mettersi seduta, il bianco e il rosso sono lampi di colore nella sua testa, prova a muoversi ma non ci riesce. In pochi minuti, la gente la circonda, nei loro occhi si vedono lacrime e paura. Arriva l’ambulanza, asciugamani sulla sua gamba, la mettono su una barella e l’ambulanza parte. Con lei una dottoressa, sono tante le domande che Andra da volontaria le pone: “E’ grave dottoressa? Perché mi sta mettendo due lacci emostatici? Perché non solo uno?”. Arriva in sala operatoria, la gamba è piena di sangue, i medici le tagliano i suoi pantaloncini preferiti.

Andra. 17 anni. L’anestesia. Il vuoto. La sua nuova vita.

III Capitolo

Il risveglio

Sono le 6 del mattino quando Andra riapre gli occhi. Il suo primo pensiero è quello di guardare sotto le lenzuola la sua gamba. Quasi non la riconosce, è dentro una gabbia di metallo, ma riesce a muovere le dita. Era un via vai di amici e parenti, non volevano lasciarla sola. I medici le dicono che devono trasferirla all’Ospedale di Legnano che sarebbe diventato per i due mesi a seguire la sua seconda casa.

IV Capitolo

Limbo

Accettare un’amputazione non è semplice. Andra pensava di non farcela. Le sedute continue con lo psicologo, una dieta per ricominciare a mangiare; non voleva che accadesse davvero. Il 21 Agosto è il giorno dell’ennesima operazione, è il giorno dell’amputazione.

Andra si sveglia nel pomeriggio: flebo, drenaggi e morfina sono attaccate a lei. Sotto il lenzuolo non c’è più quella gabbia a circondarle parte della sua gamba e non c’è più neanche il suo piede. Pianse a dirotto e con lei piansero anche i suoi genitori. Ma il giorno dopo fu una grande festa, tutti i pazienti, i medici e gli infermieri si recarono nella sua stanza per festeggiarla, per festeggiare la sua vita.

È il giorno delle sue dimissioni. C’è suo padre e con lui la sua migliore amica Fè all’uscita dall’ospedale. Cuffie nelle orecchie. Inizia la sua nuova vita al di fuori di quelle mura. L’ospedale è un luogo in cui anche se la tua vita cambia, non te ne rendi conto perché ci sono altre persone che hanno il tuo stesso problema o possono avere anche qualcosa di peggio. È solo quando esci fuori da lì che devi tirare fuori il meglio di te per affrontare tutte le difficoltà. L’accettazione di sé stessi, il prendere consapevolezza di un nuovo corpo.

È quasi settembre e nonostante le mille difficoltà la vita deve andare avanti e la scuola sta per ricominciare. La vergogna, però, per Andra è troppa, non vuole rivedere i suoi compagni senza una gamba. Decide insieme alla sua famiglia di rivolgersi ad un centro specializzato per la realizzazione di protesi. Lì si rende conto di quanta gente ci fosse con il suo stesso problema e di quanta gente nonostante tutto continuasse a vivere la propria vita senza avere paura di niente e soprattutto del pregiudizio della gente.

Al suo rientro a casa, con la sua protesi nella gamba, torna a scuola e pian piano ricomincia a vivere. Dopo l’esame di maturità e dopo un incontro di alternanza scuola-lavoro in tribunale, decide di iscriversi in Giurisprudenza con un unico obiettivo assistere tutti quelli che subiscono ingiustizie, proprio come era successo a lei.

Prima di partire per la nuova avventura universitaria, una ferita sotto il moncone si riapre, sembra che ci sia un’infezione che bisogna curare. Addio sogni, addio vita universitaria, addio Milano o Bologna. Sceglie l’università vicino casa perché così per qualunque evenienza avrebbe potuto contare sull’appoggio dei suoi genitori. Gli anni passano, la ferita è sempre aperta e quasi Andra non può più camminare. Le viene diagnosticata l’osteomielite. La notte tra il 25 e il 26 Dicembre, il papà di Andra, dopo aver lottato per anni, si spegne.

Il mondo attorno a lei sembra fermarsi, di nuovo tutte le sue certezze vengono meno. Lascia l’università, cerca di raggirare il problema per non affrontarlo. La malattia che non le permette più di camminare e suo papà che non c’è più.

Gli anni passano, è il 2018, le viene diagnosticata l’osteomielite cronica, è arrivato il momento di intervenire. Un altro intervento, un altro ricovero, un’altra amputazione. Questa volta sotto il ginocchio.

V Capitolo

La rinascita

Al suo risveglio, Andra è in preda al panico e alla paura. I giorni passano e cerca di reagire. Durante la sua permanenza in ospedale, incontra un ortopedico che le consiglia di visitare un centro protesi in Sicilia, ROGA, il nostro centro.

Dopo qualche mese, decide di rivolgersi a noi per una consulenza. La notte prima Andra non dorme, è frenetica non sa cosa la aspetterà. Arriva il giorno della visita e tutto cambia. Incontra Rosario Gagliano, il nostro direttore tecnico e presidente della ROGA ed è subito Famiglia. Chi frequenta la ROGA, lo sa, entrare in struttura è come entrare nella propria casa. Passi così tanti giorni con lo staff che appena stai per andare via, sai già che ti mancherà. Parlare costantemente con tutti senza mai sentirsi inferiori, essere capiti in tutto è la chiave per sentirsi parte della famiglia ROGA.

Il giorno prima di lasciare il centro, Rosario, con il quale Andra ha ormai instaurato un ottimo rapporto, le fa la proposta di prendere parte al progetto annuale del centro, il calendario ROGA.

Onorata del fatto di essere stata scelta decide di accettare a condizione però di non parlare davanti al pubblico.Andra è sempre più forte, determinata e vuole scendere nuovamente in pista. Nei mesi a seguire, contatta sempre più associazioni di sport per disabili, ritorna a studiare giurisprudenza ed adesso è consapevole che può dare ancora tanto alle persone.

Intanto, nel nostro centro continuano i preparativi per la realizzazione del progetto annuale e dell’evento di presentazione che si terrà a Dicembre del 2019. Chiara, l’ideatrice del progetto, si adopera per organizzare tutto al meglio e così contatta anche Andra.

Quel giorno arriva prima del previsto. Sono tante le emozioni dentro di lei: ansia, cuore palpitante e le gambe che tremano. Cosa le aspetterà quella sera? A cosa andrà in contro? È il momento, si apre il sipario, si accendono le luci, Andra è la seconda a raccontare la sua storia. Ed è come se avesse azionato il tasto reset, nessuna esitazione, nessuna vergogna, Andra racconta la sua storia, a voce chiara e forte davanti ad un teatro gremito di gente che non conosceva, la stessa gente di cui aveva paura. Era lì a dare la sua testimonianza, a portare la sua vita su un palco per emozionarsi ed emozionare.

È il 2019, sono trascorsi 13 anni da quella notte. Adesso è Andra ad alzare la coppa, quella della sua rinascita, quella della sua vittoria sulla vita.

Oggi Andra si rivede in una poesia, Donne in rinascita, in particolare da questi versi: “Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita!
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole” e ancora: “è da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti”.


“Oggi sono forte, determinata, completa, rinata, meteoropatica, solare, sensibile, grintosa, piena di sogni e progetti, positiva e amo la mia protesi e ciò che grazie a lei sono diventata!”

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