“Classificazione e nuove strategie terapeutiche nella scoliosi dell’adulto: una patologia da sempre poco considerata e molto trascurata!”

Introduzione

La scoliosi viene definita come una patologia deformante che colpisce la colonna vertebrale caratterizzata da una rotazione dei corpi vertebrale e da una caratteristica inclinazione laterale del rachide sul Piano Frontale.
In altre parole, la colonna che fisiologicamente, vista di fronte, si presenta “dritta” come una candela, nella scoliosi diventa “storta” assumendo una o più curve, divenendo quindi una “S” o una “C”.

La scoliosi colpisce prevalentemente la colonna dei nostri ragazzi in fase di crescita, soprattutto durante il periodo “critico” adolescenziale, dove la colonna cresce “tanto” e “velocemente” in maniera brusca, rappresentando quindi un periodo di enorme fragilità.

Questo spiega come una colonna scoliotica tende a peggiorare rapidamente proprio durante la massima crescita staturale per poi stabilizzarsi verso fine crescita. Pertanto, da sempre, questo ha portato a credere che l’età adulta fosse un periodo di totale stabilità per la storia evolutiva delle scoliosi e maggiore attenzione è stata rivolta verso la scoliosi in fase di crescita, trascurando per anni enormemente l’età adulta.
Ma in questi anni, purtroppo, ci siamo resi conto che le cose non erano proprio così, il progressivo aumento dell’età media ha portato un aumentato riscontro di scoliosi nell’età adulta con il riscontro di nuove forme e tipologie di scoliosi.

Oggi pertanto si è finalmente cominciato a prestare e focalizzare più attenzione!
Da qui è nata non solo una maggiore sensibilità verso questa patologia, e quindi la necessità di aumentare la soglia di sorveglianza, ma parallelamente anche l’esigenza di trovare classificazioni e nuovi approcci terapeutici. Ed è proprio in questo moderno e innovativo contesto che si inserisce la recente introduzione del Nuovo Corsetto Lionese: ART brace, nato inizialmente per il trattamento delle scoliosi in età adolescenziale e che, con le dovute modifiche ed adattamenti, ha trovato indicazione anche nel trattamento degli adulti, risultando non solo molto ben tollerato ma mostrando dei risultati veramente molto incoraggianti, aprendo sicuramente uno spiraglio nel trattamento conservativo delle scoliosi dell’adulto.

CLASSIFICAZIONE

La classificazione più seguita e che troviamo maggiormente in Letteratura individua tre tipologie di scoliosi

  • Tipo 1 Scoliosi Degenerativa Primaria “de novo” (scoliosi che insorge primitivamente in età adulta)
  • Tipo 2 Scoliosi Idiopatica Progressiva nell’adulto (conseguenza di una scoliosi nell’adolescenza che può evolvere in età adulta)
  • Tipo 3 Scoliosi Degenerativa Secondaria (conseguenza di una scoliosi adiacente e/o patologie metaboliche e strutturali dell’osso)
Accanto a questa classificazione classica è nata l’esigenza di affiancarne altre che tengono in considerazione diversi aspetti quale quello clinico, l’evoluzione (scoliosi stabili che possono essere dolorose o asintomatiche e scoliosi instabili o evolutive dove possono rientrare sia tipo 1 che tipo 2)

Scoliosi di tipo 1

Scoliosi Degenerativa Primaria "de novo"

È una tipologia di scoliosi che colpisce esclusivamente la colonna lombare e solo le persone in età adulta, ossia compare primitivamente in tarda età, in genere dopo 60 anni, e per questo è detto “de novo”, ossia la colonna è cresciuta “dritta” ma progressivamente, quando iniziano ad insorgere fenomeni di tipo artrosico-discale degenerativo, la colonna lombare comincia ad inclinarsi sul piano frontale ed i corpi vertebrali a ruotare fino a disclocarsi. La caratteristica clinica è il dolore lombare, a cui possono associarsi segni di tipo radicolare (tipo sciatalgie) e/o debolezza, parastesie agli arti inferiori in relazione ai rapporti con le strutture anatomiche neurologiche (stenosi centrale e/o periferica).

Scoliosi di tipo 2

Scoliosi Idiopatica Progressiva nell'adulto

È conseguenza di una scoliosi insorta durante l’adolescenza che però in età adulta, nonostante la crescita sia finita, comincia a riprendere un quadro evolutivo, contrariamente a quello che si è sempre pensato in passato. Diversi studi presenti in letteratura dimostrano come l’entità dei gradi angolari Cobb (sistema di misurazione radiologico delle scoliosi), a fine crescita della scoliosi, possa giocare un ruolo importante nella prognosi evolutiva. Si è visto infatti che le scoliosi che arrivano a fine crescita con angolo cobb inferiore a 20° la prognosi è più favorevole e nella maggioranza dei casi rimangono stabili circa tutta la vita. Mentre la storia naturale delle scoliosi che superano i 20° ma che rimangono inferiore ai 40°, si prevede un peggioramento di circa 0.5° annuo (leggermente meno per le scoliosi trattate in adolescenza) e in effetti si parla di “relativa stabilità”. Fino ad arrivare alle scoliosi più severe, superiori ai 40-45 gradi, dove la stima è di oltre 1° grado annuo, quindi considerate le più instabili. Questo conferma, e ribadisce ancora una volta, l’importanza di trattare le scoliosi in fase di crescita, perché non solo le scoliosi trattate in generale hanno una maggiore stabilita rispetto a quelle non trattate, ma soprattutto se riusciamo a mantenere in correzione una scoliosi a fine crescita sotto i 20° cobb o comunque non sopra i 40°, per la storia naturale delle scoliosi sopra descritta, riusciremo a conferire una totale o maggiore stabilità rispetto ai quadri più instabili ed altamente evolutivi delle scoliosi severe superiori dei 40°-50°.

Nella pratica clinica e come mostrato da alcuni studi, le scoliosi in età adulta non sempre rispettano questo andamento evolutivo lineare, nel senso che ci sono casi che “caoticamente” e ancora oggi non sappiamo perché, cominciano ad evolvere maggiormente rispetto alla storia naturale descritta sopra. Probabilmente questo perché prima di tutto la scoliosi rimane ancora oggi una patologia ampiamente misconosciuta in tanti aspetti e poi perché, se pur con minore rapidità rispetto alla fase di crescita, ma anche in età adulta il nostro corpo cambia, anno dopo anno o meglio “decennio dopo decennio”. Basti pensare che la massa ossea non rimane inerte dopo la crescita, ma resta sempre un sistema dinamico, con la possibilità di ricambio ogni 5/7 anni in età pre-menopausale, ovviamente fino ad arrivare al periodo menopausale dove viene stravolto tutto il metabolismo dell’osso. Anche l’apparato discale subisce delle modificazioni strutturali con il passare degli anni. A partire già dai 40 anni di età, i nostri dischi possono cominciare a perdere progressivamente altezza, con spesso anche una iniziale diminuzione della taglia, ma soprattutto contribuendo a modificare l’equilibrio sagittale della colonna con la possibile perdita di lordosi lombare creando una iniziale instabilità. Ovviamente, quando arriviamo dopo i 60 anni, oltre alla degenerazione discale più avanzata, si comincia ad associare anche l’usura delle articolazioni posteriori delle vertebre in senso artrosico, che possono quindi innescare dei meccanismi di ulteriore instabilità con dislocazione rotatoria della vertebra, spesso dolorosa. Anche il sistema tensionale legamentoso e muscolare del nostro corpo nel corso degli anni si modifica.

È noto come dopo i 50 anni di età si assista ad una diminuzione della Tensegrity, (stato di tensione basale interno), rappresentando un momento di enorme fragilità per il nostro corpo e in particolare per la nostra colonna. Basti pensare che la maggioranza degli sportivi a livello agonistico, cominciano a smettere la loro attività appunto dopo i 50 anni, in riferimento al fatto che “fisiologicamente” le performances si riducono enormemente. Inoltre, anche il sistema muscolare con l’età si modifica, si parla infatti di “sarcopenia”, nel senso che si assiste ad una riduzione della massa o meglio delle fibre muscolari che costituiscono la struttura muscolare. Pertanto, visto che la colonna si mantiene grazie ad un efficiente sistema muscolare questo ovviamente può rappresentare un ulteriore elemento di instabilità nella colonna scoliotica. Ma a parte la struttura muscolare di per sé, un aspetto ancora più importante è anche la funzione globale muscolare, nello specifico neuromuscolare, in riferimento soprattutto al sistema neuromuscolare automatico involontario o detto pure tonico-posturale. È un sistema muscolare rappresentato da una serie di piccoli fasci muscolari, che decorrono profondamente sul piano osseo vertebrale, che si attivano automaticamente, in relazione alla forza di gravità, mediante un sistema neurologico di tipo involontario detto “extrapiramidale”, che consente quindi di mantenere perfettamente la nostra abituale posizione eretta. Dopo i 70 anni si assiste spesso alla perdita progressiva e globale di questo sistema automatico-involontario, cioè si assiste spesso alla progressiva perdita della capacita di mantenere la stazione eretta in relazione alla forza di gravità, assistendo ad una progressivo incurvarsi della colonna in avanti, detta di tipo “camptocormica “, che associato spesso ad uno squilibrio della colonna sulla piano frontale tipo “Torre di Pisa”, rappresenta molto spesso lo stadio finale di una scoliosi evolutiva dell’adulto.

Tutto questo per ribadire che in effetti tutte le fasi della nostra vita sono caratterizzate da modificazione “cambiamenti” più o meno fisiologici che possono evidentemente condizionare la storia evolutiva di una scoliosi in età adulta.
Non a caso è nata l’esigenza di una classificazione più prettamente clinica che tenga conto dell’età o meglio delle varie fasce d’età che caratterizzano l’età adulta e le sue varie fasi di cambiamento

Trattamento

Il trattamento delle scoliosi in età adulta dipende da numerosi fattori e criteri clinico-strumentali -radiografici.

Può essere di tipo chirurgico o non chirurgico. Quest’ultimo, non invasivo e quindi detto anche di tipo conservativo, consiste nell’associare un programma riabilitativo e posturale specifico all’uso di un corsetto ortopedico, diciamo simile a quello utilizzato nel trattamento della scoliosi adolescenziale. Per quanto riguarda invece il trattamento chirurgico, quindi invasivo, consiste nello stabilizzare la colonna mediante un sistema di viti che vengono fissate nelle varie vertebre e poi raccordate a due barre metalliche poste lungo la colonna, diciamo una sorta di corsetto “interno”.

In generale, quando una scoliosi è stabile ai vari controlli e ben equilibrata, non necessita alcun’igiene di vita, a parte una sorveglianza clinica e radiografica regolare, con attività fisica regolare e cicli periodi di ginnastica posturale per mantenere un certo equilibrio posturale. Al contrario, se una scoliosi comincia ad evolvere, a squilibrarsi sia sul piano frontale che sagittale, perdendo progressivamente la sua funzione principale, ossia la capacità di mantenere la posizione eretta, allora occorre un trattamento più specifico.

Accanto al trattamento chirurgico, che pur essendo ancora oggi una valida arma terapeutica, si presenta ovviamente sempre invasivo, e quindi con i rischi connessi a quella che è considerata una “chirurgia maggiore del rachide”, qual è la chirurgia della scoliosi, oggi il processo tecnologico e innovativo ha permesso di sviluppare una nuova tecnica costruttiva, che insieme alla ricerca di nuovi materiali ha portato all’introduzione recentemente del: Nuovo Corsetto Lionese ART brace.

Nato inizialmente per il trattamento delle scoliosi in età adolescenziale, grazie alle dovute modifiche ed adattamenti, l’ART brace ha trovato indicazione anche nel trattamento degli adulti, risultando molto ben tollerato, eliminando tutte quelle eccessive spinte, in particolare allo sterno e al torace tipiche dei corsetti tradizionale attualmente in circolazione, con la “piacevole” sensazione del paziente di essere “veramente” sostenuto (meccanismo della Baby Lift).

Non solo, ma i primi risultati sono veramente incoraggianti, perché oltre a sostenere e stabilizzare la colonna, obiettivo massimo prefissato dai corsetti tradizionale utilizzati fino adesso per gli adulti, oggi i dati in riferimento all’ART brace per adulti, riportano un eccezionale correzione radiologica in corsetto del 30% della scoliosi, che viene mantenuta stabile oltre i 2 anni, con miglioramento stabile anche del riequilibrio sia sul piano frontale che sagittale. Questo rappresenta senza dubbio una valida alternativa e una buona prospettiva per cercare di arrestare il processo evolutivo delle scoliosi dell’adulti e quindi la possibilità di evitare un trattamento chirurgico, ma anche e soprattutto di migliorare la qualità di vita dei pazienti scoliotici, che rifiutano l’intervento chirurgico o presentano dei rischi per cui non possono sottoporsi a procedure chirurgiche invasive.

“Scoliosi Dorsolombare (>63 °) , trattata con corsetto in adolescenza, evolutiva dell’adulto con indicazioni chirurgica, che la paziente rifiuta. RX (3) a due anni dal trattamento in corsetto 38° con ottimo equilibrio evitato intervento chirurgico. Da notare un miglioramento sul piano laterale del dorso piatto da 27 °, iniziale miglioramento in corsetto 40° e mantenimento stabile a 2 anni. Scomparsi totalmente dolori diffusi di tipo meccanico alla colonna. Grazie all’Art brace e alla sua tecnica costruttiva innovativa ( 3D full total body Orten e il suo sofisticato software), si ha oggi la conferma sulla possibilità di evitare il trattamento chirurgico per scoliosi dorso di pazienti già adulti.”

— Dr. Fabio Salvatore Gagliano —

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