Effetti Psicologici
della Pandemia da Coronavirus

Dr.ssa Ileana Milano

Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia

La pandemia da Coronavirus ha alterato le abitudini e gli stili di vita di ciascuno di noi. Ancora oggi, mentre lentamente e con le dovute cautele riprendiamo possesso della nostra quotidianità, non siamo pienamente in grado di stimare le ricadute di questo evento critico sui contesti relazionali, culturali e produttivi della nostra società.

Indubbiamente i diversi periodi di lockdown hanno avuto l’effetto positivo di appiattire la curva epidemica. Tuttavia, la paura della malattia e della morte, così come le restrizioni della libertà individuale, hanno peggiorato il carico di stress e prodotto alterazioni significative nei comportamenti abituali.

Lo stile di vita
e le abitudini alimentari!

Diverse ricerche (Di Renzo L., Gualtieri P., Pivari F., Soldati L., Attinà A., Cinelli G., Leggeri C., Caparello G., Barrea L., Scerbo F., Esposito E, and De Lorenzo A. (2020). Eating habits and lifestyle changes during COVID-19 lockdown: an Italian survey. J Transl Med.); dimostrano che sono modificati i seguenti fattori: lo stile di vita e le abitudini alimentari, la percezione del senso di fame e sazietà (Il 17,8% ha dichiarato di avere meno appetito, mentre il 34,4% ha percepito un aumento dell’appetito) Notevoli cambiamenti sono stati registrati “nella percezione dei cambiamenti del peso corporeo” (il 37,4% ha mantenuto un peso stabile, il 13,9% ha perso peso, il 40,3% ha registrato un leggero aumento di peso e l’8,3% ha guadagnato molto peso).

È stata registrata una maggiore aderenza alla dieta mediterranea nelle persone di età compresa tra i 18 e i 30 anni, rispetto ai più giovani e agli anziani; inoltre il 15% degli intervistati si è rivolto ad agricoltori o a gruppi di acquisto di frutta e verdura biologiche, il cui consumo non è diminuito nonostante le enormi difficoltà della filiera agricola.

 Questo dato è molto interessante alla luce del fatto che l’aderenza alla dieta mediterranea potrebbe rappresentare uno dei migliori modelli alimentari di terapia coadiuvante del COVID-19.
La modifica degli stili di vita e delle abitudini alimentari spesso si è innescata su un disagio psichico già in corso, oppure in alcuni casi è stato la conseguenza dell’incremento dell’ansia e della paura.
In questo contesto, appare probabilmente necessaria un’accurata riflessione sulla paura, quell’emozione primaria che ha di frequente accompagnato e continua ad accompagnare i vissuti di molte persone in relazione al coronavirus e alla sua diffusione.

La paura è un’emozione innata, ci permette di evitare i pericoli e ci ricorda che dobbiamo essere prudenti.

È l’emozione che ha permesso all’uomo di salvarsi da situazioni pericolose e di adattarsi all’ambiente. Come ci suggeriscono le neuroscienze affettive, essa è il prodotto di interazioni sottocorticali e corticali che coinvolgono in particolare il cosiddetto “network affettivo” del nostro cervello, il quale comprende diverse strutture tra cui l’amigdala, l’insula, la corteccia temporale e la corteccia orbitofrontale.

La paura è solitamente attivata da stimoli esterni potenzialmente pericolosi, i quali elicitano risposte allo stress mediate dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Sul piano cognitivo, l’attivazione dell’amigdala a causa dello stimolo minaccioso viene processata nella corteccia prefrontale e orbitofrontale, portando all’esperienza psicologica della paura (Steimer, 2002).

La paura ha un ruolo centrale per la sopravvivenza delle specie animali, incluso l’essere umano.

Essa infatti ci consente di affrontare i pericoli attraverso le reazioni di attacco e fuga, mediate dal sistema nervoso centrale, o attraverso quelle di congelamento, tipiche di fronte a una minaccia inevitabile e mediate dal sistema nervoso autonomo. Eccessivi livelli di paura, tuttavia, specialmente se prolungati nel tempo, arrivano a generare alterazioni dell’eccitazione e della reattività fisiologiche: ad esempio, essi modificano la regolazione della risposta neuroendocrina allo stress generando un’eccessiva secrezione di ormoni glucocorticoidi, con potenziali gravi conseguenze negative, oltre che sul corpo, su diverse strutture cerebrali (McEwen, 2004). Sul piano prettamente psicologico, tali alterazioni aumentano il rischio di disregolazione emotiva e, conseguentemente, di psicopatologia.

Durante una pandemia come quella da Coronavirus la paura rappresenta una reazione psichica comune, poiché l’infezione viene trasmessa in modo invisibile, rapido e vi è un incremento del rischio di mortalità. In tale contesto, la paura può arrivare a limitare le capacità individuali di regolazione affettiva, di elaborazione cognitiva e di modulazione del comportamento. Imparare a gestire queste emozioni negative, chiedendo sostegno e consulenza a specialisti, diventa pertanto fondamentale per riprendere in mano la propria vita!

Effetto Coronavirus

Come il virus ha influenzato i nostri comportamenti alimentari

Dr.ssa Sandra Greco

Specialista in Dietetica Applicata

La SINU lancia un allarme: l’ansia da Covid rischia di portare scompensi alimentari dannosi per la nostra linea ma anche per il sistema cardiocircolatorio. Si chiama Emotional Eating (Alimentazione Emotiva o Fame Emotiva) e indica quando una persona risponde ad una situazione emotiva di stress o ansia con un’alimentazione incontrollata spesso ipercalorica.
L’eccessiva sedentarietà, la noia e l’ansia ci hanno portati ad un intake calorico eccessivo e sbilanciato e ad una condizione di dipendenza da cibo.

L’obesità è di per sé associata
a diversi problemi di salute

La pandemia da COVID-19 ha cambiato notevolmente le nostre abitudini facendoci riscoprire una dimensione diversa del vissuto quotidiano e costringendoci, in pochissimo tempo, a riadattare il nostro stile di vita, purtroppo gli effetti psicologici si sono manifestati sul nostro organismo accumulando tessuto adiposo che ci ha portati ad una condizione di sovrappeso o peggio, è sconfinato ad una condizione di obesità e infiammazioni silenti che non giovano certo alla nostra salute.

Gli effetti deleteri di sovrappeso e obesità li conosciamo bene ma ciò che ci sfugge è la stretta correlazione tra il virus e tale condizione. La presenza di obesità (specie nei giovani adulti) aumenta il rischio di complicanze e morte in persone affette da COVID-19. L’obesità è di per sé associata a diversi problemi di salute che possono aumentare questo pericolo: disfunzioni respiratorie, livelli alti di infiammazione, alterata risposta immune a infezioni virali, presenza di altre patologie associate. Le persone affette da obesità (anche lieve) hanno un rischio maggiore di sviluppare forme gravi di Covid-19 che possono portare fino al decesso. Ad un anno dalla pandemia è stato dimostrato che i pazienti più giovani ricoverati nelle terapie intensive per polmonite bilaterale interstiziale non avevano molti fattori di rischio associati alla gravità del Covid se non l’obesità o fattori di rischio ad essa annessi quali ipertensione arteriosa e diabete tipo 2.

L’università di Bologna ha recentemente pubblicato uno studio sull’ European Journal of Endocrinology in cui i pazienti affetti da Covid-19 con IMC superiore a 30 (condizione di obesità) avevano un rischio notevolmente più elevato di sviluppare insufficienza respiratoria.

Qual è il legame?

Aumentato stato d’infiammazione cronica, probabile indebolimento della risposta immunitaria alle infezioni virali e alterazioni delle funzioni polmonari sono le ipotesi più diffuse. Secondo il prof Diego Foschi, presidente della Sicob, i meccanismi neuroendocrini della risposta infiammatoria cronica del tessuto adiposo favoriscono le infezioni con riduzione della risposta immunitaria e difficoltà nel trattamento dell’infezione stessa. Un ulteriore elemento sfavorevole è senz’altro dato dall’elevata espressione nel tessuto adiposo del recettore per l’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2) attraverso cui il coronavirus penetra nelle cellule.

Risulta dunque chiaro che l’obesità è una malattia silente da trattare con l’autogestione attenta e corretta del proprio stile di vita, dieta e attività fisica adeguata al proprio stato di salute in primis.

Bibliografia

• Fact sheet dell’OMS su Obesità e sovrappeso;
• Comunicato OMS sull’expert meeting del 22 ottobre 2020: “Obesity significantly increases chances of severe outcomes for COVID-19 patients”;
• Siti delle sorveglianze di popolazione consultati : OKkio alla Salute; HBSC; PASSI; PASSI d’Argento;
• EpiCentro “COVID-19: Stili di vita sani anche nell’emergenza”;
• Approfondimenti: “Patologie croniche nella popolazione residente in Italia secondo i dati PASSI e PASSI d’Argento” (pubblicato su EpiCentro il 15 maggio 2020) e “Il ruolo delle patologie croniche pregresse nella prognosi dei pazienti COVID-19” (pubblicato su EpiCentro l’11 giugno 2020);
• “Nonrespiratory Complications and Obesity in Patients Dying with COVID-19 in Italy” Obesity 18.08.2020.

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