
Fratture bimalleolari
AREA MEDICO RIABILITATIVA Le fratture bimalleolari sono una tipologia di frattura della caviglia che coinvolge
L’eziologia della sindrome fibromialgica non è stata ancora pienamente compresa e rispetto alla fisiopatologia esiste ancora qualche incertezza.
L’ipotesi più accreditata sembra riguardare il meccanismo di centralizzazione del dolore.

Nonostante il dolore sia localizzato in corrispondenza dei tessuti molli (muscoli, legamenti e tendini), la fibromialgia non è un’infiammazione dei tessuti.
Si tratta comunque di una complessa sindrome multifattoriale, caratterizzata da dolore cronico diffuso, spesso associato a fatica severa, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali, depressione, forti emicranie e una costellazione di altri sintomi funzionali.

Gli studi più recenti, hanno evidenziato che i pazienti fibromialgici hanno una amplificazione delle sensazioni dolorifiche e una riduzione dei normali meccanismi fisiologici di inibizione del dolore.
Resta ad oggi una patologia a eziologia sconosciuta, molto frequente in tutto il mondo con un’incidenza tra il 2 e l’8% e una maggiore prevalenza nelle donne.
Come emerge da uno studio italiano pubblicato su Nutrients nel 2020, una dieta adeguata potrebbe risultare utile per ridurre lo stato infiammatorio, riequilibrare lo stato redox dell’organismo e di conseguenza migliorare la sintomatologia dei pazienti.
Attualmente non esiste una dieta specifica, ma i pazienti sembrano trarre numerosi benefici da un miglioramento delle proprie abitudini alimentari. Gli studi condotti hanno infatti mostrato una riduzione dei sintomi tipici della patologia, primi fra tutti il dolore diffuso e i disturbi gastrointestinali, soprattutto effettuando con un professionista una dieta Low Fodmap e quelle senza glutine, caseine, prive di glutammato di sodio e aspartame.
Nonostante le poche prove a sostegno che la carenza vitaminica (riscontrata in un’altissima percentuale di pazienti fibromialgici) svolga un ruolo importante nello sviluppo della fibromialgia, uno studio ha rivelato che il 73% dei soggetti affetti da fibromialgia utilizza integratori alimentari e il 61% di questi ne è diventato utilizzatore dopo l’insorgenza della malattia.
Tra le integrazioni rivelate più efficaci: la vitamina D a somministrazione giornaliera, magnesio, selenio, zinco, vitamine del gruppo B, vitamina C e acidi grassi Omega 3.Il mio consiglio: la fibromialgia è una sindrome da trattare in un quadro multidisciplinare.
È importante portare il peso corporeo ad un livello ottimale, bilanciare l’alimentazione riducendo il carico glicemico e riequilibrare i micronutrienti. Prefiggersi come scopo, il riequilibrio dell’intestino partendo dal microbiota, tonificare i muscoli con una moderata e specifica attività fisica sotto l’occhio esperto di un fisioterapista e di un chinesiologo.
In piscina per esempio, si riesce ad aumentare il tono muscolare senza grossi sforzi, in più ci si rilassa. L’acqua tiepida, inoltre, è l’ideale: se è fredda irrigidisce i muscoli, calda è troppo rilassante.
Cercare inoltre di passeggiare al sole in un luogo sereno e rilassante, idratarsi correttamente e cercare di eliminare o ridurre le fonti di stress.
Reference:
https://www.mdpi.com/2072-6643/12/9/2525/htm#B25-nutrients-12-02525

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