La protesi monocompartimentale di ginocchio

L’artrosi è una patologia degenerativa articolare che determina un precoce deterioramento delle superfici articolari e porta gravi danni alla cartilagine del ginocchio.

Quando i trattamenti conservativi e le terapie non sono più sufficienti, c’è la possibilità di intervenire chirurgicamente con la sostituzione dell’articolazione. In questo caso la sostituzione può essere totale o parziale, a seconda dell’entità del danno articolare.

Per queste due soluzioni chirurgiche sono utilizzate altrettante tecniche che garantiscono alte percentuali di successo.

La sostituzione parziale del ginocchio è un trattamento chirurgico che interviene rivestendo solo la parte danneggiata del ginocchio, lasciando intatti i legamenti e gran parte della cartilagine dell’articolazione.

La protesi monocompartimentale del ginocchio è migliorata nei decenni grazie all’uso di materiali di qualità. Negli ultimi 15 anni, poi, il suo utilizzo ha registrato un deciso incremento. Oggi la protesi monocompartimentale del ginocchio può essere vista come una procedura sicura, affidabile e in grado di garantire un successo a lungo termine.

Protesi di ginocchio

Protesi totale di ginocchio
La protesi parziale del ginocchio offre molti vantaggi tra cui la conservazione dei legamenti crociati del ginocchio, un’operazione minimamente invasiva, una ridotta incisione della cute, una minor perdita ematica perioperatoria, un minor dolore post-operatorio, un basso rischio di infezione, una tolleranza immediata al carico e all’esercizio, una maggiore e preoce mobilità articolare, tempi chirurgici ridotti ed infine la possibilità eventuale conversione in protesi totale nel caso di fallimento.
La degenerazione artrosica del ginocchio può verificarsi in qualsiasi dei tre comparti che compongono l’articolazione del ginocchio. Due dei tre compartimenti del ginocchio sono formati dalla parte inferiore del femore e da quella superiore della tibia. Il terzo compartimento del ginocchio (quello femoro-rotuleo) è formato dalla rotula e dalla parte anteriore del femore chiamata troclea.
Protesi parziale di ginocchio

Il compartimento mediale è il punto del ginocchio più esposto all’artrosi.

Più basse, invece, sono le percentuali di rischio di sviluppare gonartrosi a carico dei comparti laterale e femoro-rotuleo. In ogni caso ognuna di esse può essere trattata chirurgicamente, indipendentemente dalle altre.

La selezione del paziente è importante in questo tipo di chirurgia, perché un’indicazione sbagliata porterà inevitabilmente a un risultato insoddisfacente. La regola principale per poter optare per un trattamento con una protesi monocompartimentale è che l’artrosi deve essere limitata a uno solo dei tre compartimenti del ginocchio.

Se l’artrosi è a carico del comparto mediale del ginocchio (artrosi femoro-tibiale mediale) si potrà impiantare una protesi monocompartimentale mediale.

Nel caso in cui la gonartrosi abbia colpito il comparto laterale del ginocchio (artrosi femoro-tibiale laterale) si potrà impiantare una protesi monocompartimentale laterale. Infine, se l’artrosi interessa il comparto femoro-rotuleo si impianterà una protesi monocompartimentale femoro-rotulea. I legamenti crociati del ginocchio devono essere presenti e validi. L’assenza del crociato anteriore è una controindicazione, così come l’assenza del legamento crociato posteriore.

Nei soggetti giovani però (fino ai 60 anni d’età) un’eventuale lesione del legamento crociato anteriore non sarà una controindicazione assoluta, poiché si può seguire una procedura combinata di protesi monocompartimentale con simultanea ricostruzione del legamento crociato anteriore.

L’operazione è indicata anche per i pazienti con osteonecrosi del condilo femorale.

Il malallineamento dell’arto dovrebbe essere correggibile passivamente. Questo è di solito possibile nei pazienti con un varismo inferiore a 20 gradi o con deformità in valgo minore di 20 gradi.

Ci sono alcune controindicazioni riguardanti l’impianto di una protesi monocompartimentale del ginocchio. Ad alcune categorie di pazienti sconsiglio di sottoporsi a questo tipo di intervento, in particolare:

  • ai soggetti che soffrono di artrite reumatoide, poiché l’infiammazione artitrica in genere danneggia l’intera articolazione;
  • a coloro che hanno più di 60 anni e riportano una lesione del legamento crociato (anteriore o posteriore);
  • ai pazienti con gravi deformità tibiali o femorali;
  • alle persone con contrattura del ginocchio in flessione maggiore di 15 gradi;
  • ai pazienti in cui si registra una deformità in varo superiore a 20 gradi;
  • a coloro che registrano un valgo maggiore di 20 gradi;
  • ai soggetti con flessione inferiore a 90 gradi.

Protesi al ginocchio: a chi è sconsigliata?

La protesi monocompartimentale al ginocchio, infine, è sconsigliata nei soggetti giovani che svolgono attività fisica ad alto livello (agonistica), ai soggetti grandi obesi (body mass index superiore a 40) e a coloro che soffrono di condrocalcinosi e artropatia cristallina.
Poiché i pazienti più giovani tendono a essere maggiormente attivi rispetto agli individui più anziani, spesso si pensa che questo sia un limite per il pericolo di sovraccarico e il consumo della protesi. In realtà, in considerazione della sua mini invasività rapportata alla giovane età e all’aspettativa di vita, la protesi monocompartimentale è l’intervento ideale per il paziente giovane, essendo possibile ritornare a condurre quasi totalmente una vita normale.

Alcune difficoltà tecniche e un lieve aumento del rischio di complicanze sono associate ai pazienti obesi. Tuttavia, l’obesità non è considerata una particolare controindicazione per la protesi del ginocchio monocompartimentale. Inoltre, non c’è neanche una diretta correlazione tra l’obesità e l’usura della protesi. E’ sconsigliata, anche per le difficoltà incontrate in questo tipo di pazienti, nel grande obeso (BMI>40). La protesi monocompartimentale del ginocchio assicura risultati migliori rispetto alle tecniche tradizionali, poiché garantisce una migliore funzionalità del ginocchio con una ripresa articolare e recupero funzionale precoci.

— Dr. Arcangelo Russo —

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