Lei è

Chicca

Esiste una strettissima correlazione tra il proprio stato d’animo, energia e colore. In molti casi la natura umana vive di emozioni; sono le emozioni, infatti, che ci fanno vivere e vedere il mondo con colori e luci diversi. La vita può essere rosa, ma anche grigia, bianca o addirittura nera.

La storia che leggerete nelle prossime righe è una storia legata al colore, è la storia di Chicca.

Nasco a Milano il 13 luglio 1971 e fino al 1980 vivo a Ponte San Pietro, vicino a Bergamo, insieme ai miei genitori e ad un fratello maggiore ed una sorella più piccola.

Nel 1980, per motivi lavorativi di mio padre ci trasferiamo a Valle Lomellina, in provincia di Pavia, dove vivo ancora oggi.

Sono una ragazza normale, come tante, a cui piace vivere con gli amici e fare sport.

Terminate le scuole medie decido di fare grafica pubblicitaria a Novara, perché ho sempre avuto la passione del colore e di tutte le sue possibili applicazioni.

Un giorno come tanti, quando avevo 20 anni, stavo correndo nell’anticamera della casa dei miei genitori (mia madre aveva dato la cera al pavimento), dovevo portare il mio coniglio dal veterinario e, purtroppo, scivolo malamente sul pavimento…sono mancina e porto avanti il ginocchio sinistro…una botta fortissima.

Nei giorni seguenti il dolore persiste, tanto da farmi decidere di andare a fare un controllo ortopedico; la diagnosi è presto fatta: menisco rotto da operare.

E’ l’inizio inconsapevole della mia rovina.

Vengo operata, ma purtroppo nei mesi successivi il dolore persiste, diagnosi: sono rimasti dei residui del menisco. Bisogna rioperare. Per altre due volte vengo rioperata per pulirmi dai residui del menisco…

Ma purtroppo è stato solo l’inizio, perché si è innescato una sorta di effetto domino, che mi ha portato negli anni successivi a circa altre 10 operazioni per ricostruire 3 volte il legamento collaterale esterno, ripulire la cartilagine rovinata, tentare di ricostruire ciò che si rovinava o deteriorava…

Nel 2001 mi sposo felicemente, ma, quando nel 2003 rimango incinta, la situazione del ginocchio peggiora ulteriormente.

Nel 2005 ho la secona gravidanza e nel 2006 la terza, e il ginocchio fatica a sostenere me e la vita di una mamma di tre bimbi piccoli.

Assumo continuamente antidolorifici ed antiinfiammatori per cercare di mitigare la situazione.

Addirittura nel 2011 provano a farmi una osteotomia varizzante del femore: l’inizio effettivo dei tentativi di sistemare una situazione in continua evoluzione negativa.

Non serve a nulla, anzi, se possibile, le cose peggiorano.

Sono sempre più abbattuta, anche perché non posso essere la mamma che vorrei…non posso giocare né correre con i miei figli, e la cosa mi intristisce tantissimo.

Da una visita fisiatrica dopo l’intervento di osteotomia compare all’orizzonte lo spettro della protesizzazione, perché il fisiatra non è convinto dell’intervento subito e mi spiega che secondo lui sarebbe meglio mettere la protesi al ginocchio; ma i bimbi sono piccoli e non ho tempo di stare ferma a lungo.

Fino a quando posso resisto

Nel 2014, dopo aver sofferto veramente tanto, fatico anche a fare le scale…quindi il mio ortopedico di allora decide di mettermi la prima protesi: una protesi mono compartimentale esterna, a Milano.

L’operazione va bene, il post-operatorio anche, ma con il passare dei giorni mi accorgo sempre di più che il dolore era sempre lì, esattamente come prima, ma quando lo faccio presente all’ortopedico, quest’ultimo mi risponde in malo modo dicendomi che ormai io il dolore lo avevo in testa.

Passano alcuni mesi e ricevo la copia della cartella clinica perché l’intervento era stato a pagamento.

Facendo vedere la cartella clinica al mio fisioterapista lui si accorge di un dettaglio terrificante: LA PROTESI E’ STATA MESSA NELLA PARTE INTERNA INVECE CHE IN QUELLA ESTERNA.

Sbigottita dalla cosa chiedo spiegazioni al mio ortopedico che si giustifica dicendo che “hanno sostituito la parte sana per evitare che si danneggiasse” … e lì è iniziata una procedura legale ancora in corso.

Purtroppo, da lì sono seguiti tre tentativi di protesi totali di ginocchio che, forse perché troppo ravvicinati tra loro non sono andati a buon fine.

 

Ormai non mi sento neanche più una donna…e praticamente esco solo per le visite mediche.

Ma il dolore non passa…e, dopo 1 anno, l’infezione riparte e questa volta la possibilità è una sola: amputare.

Entrare in ospedale sapendo che ne uscirai senza una gamba credo che sia stata la cosa più difficile della mia vita…

Il 14 maggio 2021 la gamba sinistra viene amputata…e a settembre mi ricoverano per quindici giorni a Torino per la fisioterapia e per mettermi la prima protesi. Il personale della clinica è fantastico, ma la protesi non va proprio benissimo…

Mi nascondo dalla gente perché non sopporto che mi guardino. Non mi specchio più da nessuna parte, neanche nelle vetrine…

Nei mesi successivi le cose non migliorano, ma il sostegno di mio marito, sempre al mio fianco e presenza essenziale per me, insieme ai miei figli,fortunatamente mi da la forza di andare avanti.

Vengo a sapere che esistono le protesi per nuotare…nuotare…ho sempre adorato nuotare e vorrei continuare; quindi, mi metto a cercare on line informazioni per le protesi da nuoto.

E qui, un angelo custode mi guida e mi fa trovare il link della ROGA, che io non conosco, ma che mi attira immediatamente. Mi sento subito attirata da questa realtà e decido di chiamare.

Decisione fondamentale. Mi rispondono immediatamente dalla reception e in modo garbato e competente mi chiedono informazioni sulla mia condizione e mi danno il numero di Rosario: ECCO, IN QUEL MOMENTO NON LO SAPEVO, MA, DAL FONDO, INIZIAVO LA MIA RISALITA.

Rosario mi ha chiamato e mi ha “presa per mano” spiegandomi tutto quello che dovevo sapere ma che nessuno mi aveva spiegato prima.

Da li sono entrata in una famiglia immensa, sempre pronta ad accogliermi ed ad aiutarmi anche solo telefonicamente.

Oggi vado regolarmente alla Roga per le mie protesi, e, se non posso andare a Enna, fanno in modo di seguirmi a distanza.

Ogni volta che vado da loro è come se andassi a trovare dei parenti o degli amici: se rido ridono con me, se piango mi asciugano le lacrime e risolvono ogni mio problema.

A loro devo molto, devo la mia rinascita, in tutti i sensi. Loro mi hanno fatta rinascere (e oggi mi specchio tranquillamente, e per me significa molto). Voglio realmente bene a ciascuno di loro, dal primo all’ultimo.

 

Chi incontra il nostro cammino porta un pò di se e prende un pò di noi.

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