Lei è Morena
una storia difficile, intensa, vera.

“Nella vita che verrà sarai più giovane, amore mio”
Non ci sono parole più forti per iniziare il racconto che leggerete nelle prossime righe: è la storia di Morena, la cui giovinezza è stata portata via in una notte.

Una storia difficile da raccontare, una storia che grida giustizia. Ma questa è anche una bellissima storia che racconta l’amore; perché solo con l’amore, quello che nasce dal cuore, ti porta a vincere. E Morena oggi ha vinto.

Morena, 16 anni. Giovanni, 17 anni. Una sera d’estate, un motorino e la spensieratezza degli ultimi giorni di scuola. Una serata tranquilla, quella di qualsiasi ragazzo a quell’età. Morena casco allacciato. Giovanni casco allacciato.
Il contakilometri segna 30 km/h. Sono due ragazzi. Stanno tornando a casa, come tutte le sere. Pochi giorni e il loro sogno si sarebbe realizzato. Il primo concerto insieme, il concerto del loro cantante preferito: Geolier.
Già si vedevano, loro, li sotto il palco, cantare a squarcia gola e a pubblicare infinite storie sui social.
Nun rieste a galla quanno nuote / E ‘ncuollo tiene a tutte quante cu’tté
È l’8 giugno. Sono le 01:10. Napoli. Morena e Giovanni stanno percorrendo una via tranquilla quando una macchina ad una velocità non consentita gli sfreccia contro.
01.12 Il telefono sul comodino di Emilia squilla. “Mamma, ho avuto un incidente. Ho perso la gamba.”
01:15 Emilia si precipita in quella via. In quella maledetta via. Morena sotto una macchina in sosta. Giovanni dalla parte opposta. Il motorino distrutto. Un lampione sdraticato dal suolo. Una scena da film. Ed invece, era la realtà. Arrivano tempestivamente i soccorsi. Morena viene portata all’Ospedale Cardarelli. Ed è in quel tragitto che la vita di Morena cambia.
02:10 Morena è già in sala operatoria. E ci resterà per 16 ore. Un politrauma: frattura del femore, frattura del bacino, vescica bucata, frattura al braccio destro, frattura al braccio sinistro e grave emorragia interna.
‘A vita perde ‘ncuoll’a chi cumbatte
Dal Cardarelli, la notizia iniziò a raggiungere tutti i “rioni” di Napoli: amici, familiari, conoscenti. Tutti a tifare per Morena, tutti li a combattere ed attendere. E quell’attesa, quell’amore, quella speranza, arrivò fino in sala operatoria e poi in sala rianimazione. Morena, nonostante tutto, stava combattendo. E combatteva perché a sedici anni, hai ancora tutto il mondo da scoprire e hai una forza dentro che supera qualsiasi cosa, anche il Dolore.
Ci sono voluti 27 interventi e l’amputazione della sua gamba destra; ma Morena, ha combattuto ed ha vinto. Ha vinto per se stessa, per Giovanni, compagno di quella notte, per la sua famiglia e per tutte quelle persone che hanno sperato ed aspettato sotto le finistre del Caldarelli.
“Morena si è attaccata alla vita” – diceva il Prof. Patrizio Festa, primario del Trauma Center del Cardarelli.

E che ne saje si dimane pure ‘a luna vò brillà comme ‘o sole?
Il letto dell’ospedale ormai era diventata la sua casa, gli operatori sanitari, gli infermieri e i medici la sua famiglia. Ma questa storia, non poteva finire così, su un letto. Bisognava ricominciare. Bisognava rimettersi in piedi. (nel vero senso della parola).
Qui, la storia di Morena si intreccia con la nostra.
È settembre, è una mattina. Emilia arriva da sola al centro. Mille domande, mille curiosità e l’arrivo tra qualche mese di Morena da organizzare. Un luogo nuovo, una città nuova da conoscere. Ma soprattutto nel cuore una speranza: rivedere gli occhi di Morena brillare, come prima di quella maledetta notte.
I primi giorni di Gennaio, Morena insieme ad Emilia, sua mamma, e Giovanni arrivano al centro. Ad accoglierla, Rosario, il nostro direttore Tecnico e presidente della ROGA, e i nostri fisioterapisti Ilaria, Gabriele e Francesco. E li inizia il suo percorso. La sua lunga e faticosa rinascita. Non sarà facile, ma ogni giorno per lei, per Emilia, per Giovanni, per noi, sarà una scoperta, ma soprattutto sarà una conquista.

È il 13 Gennaio. Enna, fuori c’è la nebbia, quella che arriva la mattina e ti accompagna per tutto il giorno. Ma alla ROGA, all’interno della nostra palestra splendeva il sole più che mai; Morena dopo 8 mesi, per la prima volta era riuscita ad alzarsi dal letto, Gabriele e Francesco a sorreggerla, ma c’era riuscita. 5 secondi sulla sola gamba rimasta.
I 5 secondi diventarono 10, e poi 20, e poi 1 minuto e poi ancora 2 minuti. Fino ad arrivare alle parallele, ad alzarsi dalla sedia a rotelle e risedersi. Giornate scandite dal cronometro, da ripetuti esercizi, da nuove conquiste, senza mai perdere la speranza di farcela.
Emozioni condivise, giorni vissuti in palestra, abbracci e risate. Erano diventati parte del nostro quotidiano. Sono entrati a far parte della nostra grande famiglia.
29 aprile. Arriva il momento che Morena tanto attendeva. Rosario è in sala calchi insieme a Paolo, hanno preparato tutto per l’impronta. Questo significa una sola cosa: la protesi è in lavorazione. Ma per Morena ha un significato in più: “avrò una protesi. Forse tornerò a camminare?”
Fin quando tu c”a faje, nun mullà maje pecché Nun saje quanto sta luntano chello ca vulesse
È il 6 Maggio. Sono le 17:12. Morena è alle parallele e per la prima volta è sulla sua protesi. Gli occhi di tutti i presenti si sono riempiti di lacrime, così come gli occhi degli amici e dei familiari in video-chiamata da Napoli. Mesi lunghi, mesi pesanti, mesi lontana da casa. Ma il peggio era passato, adesso le restava solo ricominciare a camminare, ricominciare a vivere.
La voglia di scoprire questa nuova vita era così forte che non passò così tanto tempo.
Sono le 17:25 Morena alle parallele riesce a muovere i primi passi.
Giorno dopo giorno, era sempre un passo in più, un metro in più. Dalla palestra iniziò a camminare in corridoio, poi tra le stanze e poi fuori nel cortile. Fin quando dopo 8 mesi ad Agosto, era pronta per tornare a Napoli, dove aveva lasciato gli affetti più cari.

“Nella vita che verrà sarai più giovane, amore mio”
Morena la notte dell’8 giugno del 2024 ha lasciato su quell’asfalto, di cui oggi la sua pelle porta le cicatrici, la sua giovinezza, la sua libertà e la sua spensieratezza.
Ma oggi a 18 anni, Morena ha una nuova vita davanti. Una vita che giorno dopo giorno, sacrificio dopo sacrificio, allenamento, dedizione e costanza sta riuscendo a ricostruire, per riprendersi quella giovinezza che le è stata strappata.
La storia di Morena è una storia che insegna che nella vita, come recita la canzone che ci ha accompagnato per tutto il racconto, “Tutto è possibile”. Perché ognuno di noi ha una forza dentro capace di scardinare qualsiasi cosa. C’è un’amore che supera ogni ostacolo e qualsiasi forma di difficoltà. Ed è anche grazie a quell’amore se si riesce a vincere.
Per cui, per concludere, per questa storia dal lieto fine, non possiamo che ringraziare Morena, Emilia e Giovanni per la loro testimonianza di resilienza, amore e forza.


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