Lui è

Nathan

Fin dall’antichità, raccontare storie è stata la forma più rapida per trasmettere esperienze. Narrare rappresenta l’unico modo che l’essere umano possiede per far conoscere un accaduto o la propria storia. Non è possibile, infatti, presentarsi al mondo se non raccontandosi. Così come ha deciso di fare Natasha, la mamma di Nathan, un bambino testardo ma anche speciale, che sin dalla sua nascita ha deciso di vivere con positività e non abbattersi mai.

È il 27 Aprile del 2014 quando Nathan viene al mondo stravolgendo la vita di tutti coloro che gli stanno intorno. È lì nella sua culletta. 2,362 kg, un esserino così piccolo ma che dimostra già il suo carattere. Ha le braccia dietro la testa, sembra proprio un tipo da spiaggia. Per nove mesi, Natasha lo ha portato nel suo grembo e non vede l’ora di poterlo finalmente tenere tra le sue braccia. Una gravidanza bellissima, nessuna nausea, nessun dolore, solo amore per suo figlio che cresce dentro di lei. Anche il parto, veloce e naturale. Ma qualcosa non va. Nathan dietro la sua corazza nasconde qualcosa, dietro la sua fierezza data da delle braccine dietro la nuca, c’è un bimbetto che lotta contro una patologia gravissima. Agenesia bilaterale della tibia e un DIV interventricolare. I dottori parlano di intervento a cuore aperto.

Come sopportare tutto questo dolore?

“Hai preso il limone più aspro che la vita potesse darti e l’hai trasformato in qualcosa di simile a una limonata.” [This is us]
Alle volte l’inaspettato è sempre più bello e utile del previsto. Così come fa l’anestesista dell’ospedale con Natasha. Le racconta la sua storia, è nato con le mani palmate ed avrebbe voluto tanto suonare il piano ma data la sua condizione ha comprato una chitarra. Sono le piccole cose a ridare speranza e a far tornare il sorriso. È a lui che pensa Natasha ogni qual volta un problema le sembra insormontabile. Passano i mesi, è ottobre e per Nathan arriva il giorno dell’intervento a cuore aperto. Sei lunghissime ore. L’attesa però ha fatto sì che Nathan e Natasha potessero vivere con un po’ più normalità.

“Quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne uno a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la tua stessa profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno che sei venuta al mondo. Senza farti distrarre da nulla, aspetta, aspetta ancora, stai ferma in silenzio e ascolta il tuo cuore. E quando poi ti parla alzati e va’ dove lui ti porta, va’ dove ti porta il cuore.” [Susanna Tamaro]

Nathan ha 19 mesi, insieme a Natasha girano l’Italia per cercare l’ospedale migliore per programmare il prossimo intervento. Si fermano a Genova all’Istituto Pediatrico Gaslini. Sugli alberi non ci sono più le foglie. Nathan viene sottoposto al suo secondo intervento, disarticolazione bilaterale delle gambe. Una scelta difficile e sofferta, una scelta irreversibile che avrebbe sicuramente cambiato la vita di Nathan e della sua famiglia, ma una scelta presa con il cuore e con l’amore e l’istinto che solo una mamma sa dare. Una scelta per il suo futuro, per vederlo correre in un prato e vedergli calciare un pallone. Da solo. In autonomia.
Subito dopo la ripresa, mano nella mano, Natasha e Nathan ricominciano la loro ricerca. Questa volta, non per un’operazione, ma alla ricerca della libertà: le protesi di Nathan sarebbero state le sue nuove gambe. Vari tentativi, un po’ di amaro in bocca e lo sconforto per non trovare ciò che cercavano.

Mai. Mai. Mai. Mai arrendersi. [Winston Churchill]

Non si arrendono. È dicembre, la città fuori è illuminata dalle luci degli alberi di Natale. Natasha e il suo piccolo arrivano presso la nostra struttura, la ROGA, e la loro forza ci travolgono. Il piccolo ometto è un
uragano che conquista da subito il cuore del nostro Direttore Tecnico e Presidente, Rosario Gagliano, e di tutti noi. Al primo incontro, una promessa: Nathan inizierà a camminare e potrà sentirsi libero.

Il 16 Dicembre Nathan indossa per la prima volta le sue nuove protesi e il giorno dopo, come solo un bambino sa fare, ci sorprende. Un sogno che diventa realtà e gli occhi di Natasha che si illuminano di gioia e di felicità. Il suo bambino inizia a muovere i primi passi. È una forza della natura, Nathan e con la sua caparbietà e la sua allegria riesce a superare qualsiasi cosa.

La promessa fatta è stata mantenuta. Da quel momento, la ROGA è diventata il punto di riferimento per Nathan e Natasha, la loro seconda famiglia e la loro seconda casa. Quando Nathan entra la porta della struttura, il suo sorriso e le sue folli idee riempiono le nostre giornate lavorative, arricchendole. Perché da un bambino così speciale, anche se sei un adulto, puoi solamente imparare a vivere. Oggi Nathan ha 7 anni, ama le sue protesi e noi amiamo poterle realizzare perché anche in questo Nathan è speciale. Le sue protesi non sono mai uguali a tutte quelle degli altri. Le sue protesi sono sempre colorate, grintose e piene di carattere. Ogni suo desiderio cerchiamo di avverarlo, dalla visita alla caserma dei pompieri alle protesi blu perché non c’è cosa più bella di vedere il sorriso di un bambino.
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Vorremmo che questa storia aiuti tutti i genitori di bimbini speciali a non perdere la speranza, di trovare la forza per andare avanti nei loro occhi, perché quella è la vera luce alla fine del tunnel.

“Ciò che ho sempre fatto è cercare di non fargli pesare la disabilità, ma prenderla in giro; ho cercato di rendere Nathan un bambino autonomo, cercando di fargli capire che si deve sempre accettare e che la sua disabilità deve essere il suo punto di forza. È vero lui non avrà le gambe ma ha le protesi che fanno lo stesso lavoro ed in più ha il privilegio di farle come vuole. Voglio che lui sappia che io sono grata e fiera di essere sua mamma e se avrà qualche difficoltà, la supereremo insieme come abbiamo sempre fatto. Non ci abbatteremo mai e che davanti le difficoltà dobbiamo sempre cercare e studiare una soluzione. Perché esiste e noi la troveremo, sempre.” [Mamma Natasha]

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