Lui è

Orazio

Raccontare una storia non è solo un semplice gioco di fantasia, ma è soprattutto dare a noi stessi la preziosa possibilità di accedere alla nostra intimità. È la chiave per scoprirsi e riscoprirsi, ma anche per trasmettere aspetti di sé a chi sta con noi e a chi non ci conosce nemmeno. Narrare non è semplicemente un dire cronologico di eventi, ma un’azione di grande valore perché in quel momento si sta donando la propria storia, quella che serve per costruire la coscienza e la conoscenza, la stessa che ti forgia, che ti fa crescere e che è cucita sulla tua pelle.

Questo luogo, che abbiamo pensato per raccontarvi le storie dei nostri amici, serve proprio a questo per permettere a ciascuno di loro di annodare il presente al passato, trasmettere sensazioni ed emozioni, stati d’animo e vissuti che hanno accompagnato la loro esistenza e la loro rinascita. Si rinascita, perché le nostre storie hanno un prima ed un dopo. Raccontano della loro sofferenza passata e della loro rinascita nella nostra palestra, tra una parallela, un esercizio ed una risata. Perché loro rinascono, sempre, con il sorriso.

Ore 12:30 del 16 Ottobre 2020.

“Grazie Mamma!”.
Inizia la nuova vita di Orazio.

Aveva 19 anni, coraggiosa e determinata Marina mette al mondo Orazio. 3,850 kg di amore e due occhi grandi che sorridevano alla vita. Sin da subito avevano capito che era speciale. Due piccole macchie che sembravano essere delle gocce di caffellatte cadute sul suo visino. Era così piccolo, eppure era già così tanto forte. Più giorni passavano più le macchie continuavano a crescere e a cospargere il corpicino così piccolo di Orazio. In quell’istante, comincia la lunga avventura di una giovane mamma coraggiosa e di un bambino dagli occhi neri grandi e vispi.

Ogni giorno una nuova scoperta ed un nuovo medico da consultare. Ogni viaggio, un nuovo dolore ed una nuova sfida da affrontare. Prima visita all’Ospedale pediatrico a Genova: neurofibromatosi di tipo I, una malattia genetica caratterizzata dalla predisposizione allo sviluppo di tumori del sistema nervoso. Non scoprirono solo quello ma anche una grave displasia alle ossa lunghe, l’arto inferiore sinistro più corto di soli 3 cm.

Il mondo sembrava non esistere più intorno a loro. Giorni dopo giorni, settimane dopo settimane. Si era fermato tutto. Marina era stremata dal dolore, un dolore talmente forte che ti toglie il respiro e sembra che ti manchi l’aria. La rabbia rende tutti vulnerabili e spesso prende il sopravvento. Marina, però, ha fatto come solo una mamma sa fare: è riuscita a trasformare lo sconforto e la rabbia in coraggio.

Vietato Arrendersi! È questa la frase che dà la forza ad Orazio e ai suoi genitori di andare avanti.

La prima operazione, un intervento di epifisiodesi per arrestare o rallentare la crescita: la gamba destra ha superato i 12 cm. Continui interventi, continue visite in ospedali, in cliniche tra specialisti e dottori per tanti e lunghissimi anni.

Orazio è cresciuto, da bambino è diventato un ragazzo con tanti sogni ma soprattutto con la voglia di afferrare il mondo con una mano. Ed in piena pandemia, quando tutto si è fermato, un angelo vestito da medico gli cambierà la vita. L’unica soluzione per mettere fine alle sofferenze di Orazio e della sua famiglia è l’amputazione. Una scelta combattuta, ma forse la più efficace. Solo in questo modo avrebbe potuto riprendere la sua vita ed andare avanti inseguendo tutti i sogni di un ragazzo ormai adolescente.

Ore 12:30 del 16 Ottobre 2020.

Orazio è appena uscito dalla sala operatoria. “Grazie Mamma!”. Queste sono le sue prime parole. In quell’instante capirono che aver preso quella decisione era stata la scelta giusta e che era stata presa per renderlo autonomo.

Nuova vita.

Orazio adesso ha voglia di rimettersi in piedi dopo anni passati su una sedia a rotelle. A due mesi dall’amputazione, Orazio inizia il suo percorso all’interno della nostra struttura. Con grinta e determinazione, decide di mettersi in piedi per la prima volta. Tanto lavoro, tanto sudore e tanti sforzi per riuscire a raggiungere ciò che aveva sempre desiderato la sua autonomia. Sin da subito, Orazio e la sua gentilezza hanno catturato i cuori dei nostri fisioterapisti e del Direttore Tecnico Rosario Gagliano, che ha gioito insieme a lui e alla sua famiglia quando per la prima volta nella sua vita Orazio ha indossato il suo primo paio di scarpe ed ha fatto il suo primo passo.

Battisti cantava “tu chiamale se vuoi emozioni”.

Vedere Orazio camminare per la prima volta; era così naturale come se lo avesse sempre fatto. Ed invece, erano passati ben 15 anni prima che ci riuscisse. Prima dell’amputazione, non riusciva neanche a fare le cose più semplici come reggersi in piedi o camminare. Oggi, invece, con la sua protesi, che mostra fiero e orgoglioso, riesce a lavarsi da solo, andare a scuola, giocare a pallone e fare lunghe passeggiate con il suo amico a quattro zampe. Il suo sogno si è avverato. Ha 15 anni e fa tutto ciò che ha sempre desiderato.

“Mio figlio mi ha insegnato che nella vita nulla è scontato. Anche una cosa semplice può diventare un ostacolo. Basta affrontare tutto con forza e coraggio.” [Mamma Marina]
Lui è

ORAZIO

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