ARTO INFERIORE

Protesi per le amputazioni del piede

L’amputazione delle dita del piede comporta complicanze sul cammino la cui entità varia in funzione del numero delle dita, della loro posizione e del livello. Tuttavia, l’amputazione del secondo dito se non trattata con opportuna ortesi, origina nel tempo la deformità in valgo dell’alluce che può anche provocare la deviazione del terzo dito. Con l’amputazione di tutte le dita, l’efficienza del cammino peggiora rapidamente passando dalle basse (pazienti anziani) alle alte velocità. Le problematiche funzionali più rilevanti sono provocate, però, dall’assenza del primo dito.
La spinta fornita dall’alluce è determinante nella fase di stacco del piede dal suolo. Pertanto, quando l’alluce è assente (amputazione completa dell’alluce e amputazioni dall’avampiede al retro-piede), è importante ripristinare il suo contributo funzionale (spinta nella fase di stacco dal suolo), necessario, soprattutto, quando le velocità di deambulazione raggiungono valori medio-alti. I sistemi adottabili per riprodurre la spinta nella fase di lancio sono due, entrambi a restituzione d’energia: molla d’acciaio intersuola (è una stecca d’acciaio armonico che viene inserita tra la suola interna e quella esterna di una calzatura ortopedica su misura) e soletta elastica in fibre di carbonio.

livelli di amputazione del piede

Si possono distinguere in 3 gruppi, a seconda che interessino:

  • l’avampiede: digitali, metatarso falangea, transmetatarsale
  • il mesopiede: Lisfranc, Bona-Jager
  • il retropiede: Chopart, Pirogoff-Spitzy
    A questi si deve aggiungere
  • la Syme che rappresenta l’amputazione di passaggio alla trans-tibiale.

Avampiede

Le amputazioni del piede più efficaci sono la disarticolazione metatarso falangea e l’amputazione transmetatarasale in quanto permettono di ottenere un moncone di buona lunghezza e sufficientemente equilibrato dal punto di vista biomeccanico.

La protesi è caratterizzata da:

  • una struttura rigida senza gambale,
  • un’imbottitura (cuscino) morbida per rendere più confortevole il contatto con la parte distale del moncone
  • un avampiede flessibile.

 

Una soluzione alternativa alla protesi tradizionale è rappresentata dalla protesi detta dinamica.

Questa è costituita da:

  • un’invasatura morbida ed elastica
  • costruzione che prevede al suo interno anche un appoggio terminale per ridurre le sollecitazioni sull’apice del moncone durante il cammino
  • avampiede realizzato su misura.

 

La protesi dinamica in silicone è un dispositivo: costruito su misura (su modello di gesso negativo e positivo o sistemi cad-cam), realizzato in assenza della personalizzazione dei dettagli morfologici e del colore cutaneo.

Mesopiede

La disarticolazione al livello dell’articolazione di Lisfranc, comporta minori rischi di equinismo del moncone. Per evitarli, è necessario fissare i tendini degli estensori sullo scheletro e provvedere anche all’ allungamento del tendine d’Achille.

La protesi tradizionale o esoscheletrica:

  • è un dispositivo costruito su misura (su modello di gesso negativo e positivo o sistemi cad-cam);
  • fornisce un livello di dettaglio cosmetico molto basso;
  • è inclusa nel Nomenclatore Tariffario;
  • ha un costo contenuto.

 

Le parti costituenti la protesi sono:

  • una struttura rigida con gambale
  • la presa calcaneare
  • il cuscino di protezione dell’apice del moncone
  • l’avampiede protesico flessibile
  • una soletta a restituzione di energia in fibre di carbonio

La protesi personalizzata in silicone è un dispositivo:

  • costruito su misura (su modello di gesso negativo e positivo o sistemi cad-cam),
  • in grado di fornire un elevato livello cosmetico, in quanto realizzato con estrema personalizzazione in relazione ai dettagli morfologici, alla forma ed al colore cutaneo;
  • non incluso nel Nomenclatore Tariffario

 

L’assenza dell’alluce e di gran parte del piede richiede l’adozione di un sistema a restituzione d’energia in grado di fornire una spinta dell’avampiede protesico nella fase di stacco, favorita dalla presenza di un avampiede flessibile.

Retropiede

L’amputazione osteoplastica di Pirogoff è quella più prossimale tra le amputazioni del piede, detta anche fusione calcaneo-tibiale. Essa consiste nel sezionare tibia e perone attraverso i malleoli, adattando alla superficie di sezione la tuberosità del calcagno.

Nella protesi base, fornita dal SSN, l’unico piede protesico previsto (incluso nel Nomenclatore) è del tipo SACH (senza articolazione) di dimensioni idonee ad essere inserito nello spazio limitato disponibile. In alternativa, possono essere impiegate lamine a restituzione di energia (Ottobock, Ossur) in fibre di carbonio (non incluse nel Nomenclatore), appositamente studiate per questo livello d’amputazione. La disarticolazione al livello della tibiotarsica comporta l’asportazione del blocco astragalo-calcaneare.

Syme

La protesi per amputazione di Syme è progettata, di norma, per un completo carico terminale quindi non necessità di appoggio sottorotuleo. Questa amputazione fornisce un risultato cosmetico ottimale, per la minore globosità distale e lunghezza del moncone.

Può essere solo del tipo esoscheletrico. Infatti, lo spazio limitato disponibile tra apice del moncone e suolo non permette l’inserimento di una struttura endoscheletrica.

La protesi “base” prevede la presenza di:

  • un’invasatura realizzata su modello di gesso negativo e positivo;
  • una cuffia interna ed un appoggio distale in materiale morbido;
  • una struttura portante costituita dalla stessa invasatura;
  • un piede rigido
    In alternativa al piede Sach, possono essere impiegati piedi a restituzione di energia (non inclusi nel Nomenclatore) in fibre di carbonio (Ossur, Ottobock, Freedom, Ohio Willow), appositamente studiati per questo livello d’amputazione.

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