La “frozen shoulder” (spalla congelata), detta anche capsulite adesiva.

Colpisce circa il 2-5% della popolazione, soprattutto soggetti di età compresa tra i 40 e 65 anni, con maggiore incidenza nel sesso femminile, e dal 10 al 38% nei pazienti con diabete, patologie della tiroide, patologie cardiopolmonari, iperlipidemia Per capire meglio, cominciamo con un semplice cenno anatomico sulla spalla: un’articolazione complessa, classificata come enartrosi, cioè un’articolazione sferica, capace di muoversi su tutti i piani di movimento. L’articolazione scapolo-omerale è formata dalla testa dell’omero, superficie semisferica e ricoperta da cartilagine ialina, che si articola con la cavità glenoidea della scapola, la quale essendo meno profonda e stretta rispetto alla testa dell’omero, è ampliata dal cercine glenoideo. L’intera articolazione è avvolta dalla capsula articolare, la quale assicura stabilità assieme ai tendini, ed è costituita da tessuto connettivo-fibroso. Fisiologicamente, essa si presenta sottile e lassa, tale da permettere l’allontanamento delle superfici articolari di 2-3 cm (lussazione).

 frozen shoulder

Processo

Al contrario, quando si parla di frozen shoulder, si innesca un processo di infiammazione sinoviale, diminuisce la produzione di liquido sinoviale all’interno dell’articolazione e ciò provoca fibrosi della capsula, cioè il suo ispessimento, formazione di aderenze e perdita di elasticità. Secondo recenti studi scientifici le cause di questo meccanismo infiammatorio sono ancora poco conosciute. La frozen shoulder, però, può essere secondaria ad:

  •  eventi traumatici quali fratture, lussazioni, lesioni dei tessuti molli (tendini o legamenti);
  • non traumatici quali osteoartrite, tendinopatia della cuffia dei rotatori, calcificazioni tendinee.

 frozen shoulder

Diagnosi

La diagnosi solitamente viene effettuata con esame fisico dei movimenti, e confermata tramite rx o rmn. Si definiscono tre stadi di progressione della capsulite adesiva:

  1. Freezing o fase di congelamento, può durare da 6 settimane a 9 mesi, ed è predominata da progressivo aumento del dolore. In questa fase solitamente vengono somministrati farmaci antinfiammatori, cortisone o infiltrazioni, che favoriscono un rapido sollievo dal dolore, ma per breve tempo.
  2. Frozen o congelata, durante la quale, il dolore regredisce, ma di contro, anche il ROM attivo e passivo si riduce, la spalla quindi sarà più rigida e limitata. Può avere una durata dai 4 ai 12 mesi. In questa fase è consigliabile intervenire con la fisioterapia, tramite terapia manuale, mobilizzazioni, esercizi e stretching per incrementare il ROM e l’elasticità.
  3. Thawing o fase di scongelamento, il dolore diminuisce e il ROM aumenta progressivamente, questo può verificarsi da 12 mesi a 2 anni. Il paziente riacquista i movimenti della spalla, ma sviluppando degli schemi compensatori, in particolare coinvolgendo la scapola. Di fondamentale importanza sarà rieducare il paziente allo svolgimento corretto dei movimenti eliminando i compensi instaurati.

Trattamento conservativo

La fisioterapia è il trattamento iniziale per eccellenza con cui bisogna intervenire tempestivamente per assicurare un ritorno allo svolgimento delle abitudini quotidiane. Il programma riabilitativo includerà una serie di esercizi volti al recupero e il successivo mantenimento dei movimenti riacquisiti della spalla. Si inizia con esercizi attivi-assistiti e stretching passivo di elevazione, rotazione interna ed esterna, adduzione. È consigliabile eseguire gli esercizi più volte al giorno, anche al di fuori della seduta di fisioterapia, in sessioni dai 5 ai 10 minuti al giorno, più volte al giorno. Altra arma importantissima, oltre la fisioterapia classica, è l’idrokinesiterapia. Quest’attività riabilitativa deve essere effettuata rigorosamente all’interno di una piscina non comune ma riabilitativa che debba rispettare i criteri di temperatura. L’acqua permette di rilassare la muscolatura, migliorare l’ampiezza dei movimenti, stimolare il riassorbimento del versamento intrarticolare, dell’edema extrarticolare e di dosare il carico.

Trattamento iniziale

 frozen shoulder

Trattamento conservativo

Invece, il trattamento conservativo prevede farmaci anti-infiammatori, iniezioni locali di cortisone, fisioterapia, idrodilazione (cioè iniezione ecoguidata di soluzione salina, steroidi, anestetico locale all’interno dell’articolazione gleno-omerale), artroscopia capsulare e apertura chirurgica della capsula.

Inoltre, gli studi comparati tra trattamento conservativo e fisioterapia hanno dimostrato come la fisioterapia favorisca un significativo miglioramento a lungo termine, accompagnato da riduzione dei sintomi, e come i farmaci abbiano maggiore efficacia se accoppiati alla fisioterapia, rispetto al loro uso singolo.
Qualora il dolore e la limitazione articolare non dovessero diminuire dopo 3-6 mesi di gestione conservativa (farmaci, infiltrazioni, fisioterapia), si procederà con indicazioni chirurgiche.

— Area Medico Riabilitativa —

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