Lei è

Viviana

A noi piace paragonare Viviana, la donna straordinaria che conoscerete nelle prossime righe ad una ginestra: arbusto che, pur esposto alla furia distruttrice della natura, si rivela flessibile e resistente ed utilizzando la metafora leopardiana è quando tutto sembra distrutto che la ginestra inizia la sua eroica (r)esistenza.

É dal concetto della rinascita che vogliamo partire per raccontarvi questa storia che vive di analogie, perché Viviana ha delineato la sua esistenza sin dal mese in cui è nata, il mese di Marzo, il mese in cui la natura si risveglia e chi nasce sotto le sue stelle, sarà sempre un’anima pronta a rinascere.

Come in tutte le storie, anche questa, ha un prima e dopo. Un prima difficile da ricordare, intenso da pensare, ma soprattutto una condizione che non sarebbe mai più ritornata.

Viviana è nata a Milano, spirito libero e anima vagante, da sempre amante delle avventure e con un coraggio da vendere. Il suo essere dinamico, l’ha portata sin da subito a far diventare la sua casa il mondo, il cambiamento la sua ragione di vita. Viviana Donna, Viviana manager, Viviana madre, Viviana compagna… Viviana. Cosa poteva mai spezzarla? Cosa poteva mai fermarla?

É il 3 Marzo del 2021, è a Fuerteventura, insieme a Gianluca, il suo compagno e come tutte le mattine, Viviana si alza presto e va a fare yoga. Torna a casa e si rende conto che qualcosa non va, una fitta alla schiena, prova a riposare, ma il dolore non passa. Viviana è delirante, ha la febbre, è certa che non è una cosa da sottovalutare, sa che è un calcolo ai reni. Insieme a Gianluca decidono di andare in clinica per un controllo. É in stato confusionale, non sa bene cosa le stia succedendo ed i medici non riconoscono la colica in corso. La imbottiscono di antidolorifici, passa la notte in clinica e il giorno dopo la dimettono.

Il dolore continua, la febbre è sempre alta, non è più padrona del suo corpo.

É già passato un giorno da quando è stata dimessa, Gianluca non la riconosce e decide di chiamare l’ambulanza per riportarla in clinica. Dopo 4 ore dal loro arrivo, i dottori riconoscono che a Viviana si era sviluppata una sepsi. Viviana deve essere trasferita d’urgenza in un altro ospedale. In questi casi, si sa, ogni minuto, ogni ora è fondamentale, ma per Viviana non è stato così. Quando arriva in ospedale, non decidono di operarla subito, ma di rifare tutte le analisi per confermare la diagnosi.

Passano altre 5 lunghissime ore e solo a quel punto riescono ad operarla per rimuovere il calcolo dall’uretra dove aveva provocato un occlusione. Non era finita, la parte più difficile doveva ancora arrivare. L’operazione era andata, ma durante questa i suoi organi vitali erano collassati. Una corsa contro il tempo, una corsa per tenerla in vita. Neurotrofina che le scorre per le vene. Lotta tra la vita e la morte. Ai suoi familiari, viene comunicato che non sarebbe sopravvissuta alla notte. Ed è da questa deduzione, che la sua vita da questo momento in poi non sarà più la stessa.

Ciò che i medici hanno forse poco considerato è che in quella sala operatoria, in quel letto, seppur inerme ed anestetizzata, batteva un cuore forte, batteva il cuore di Viviana!

Una trasfusione di piastrine non fatta, dei farmaci anticoagulanti non dati, l’ennesimo errore: i suoi arti sarebbero entrati in necrosi. È in coma, passano i giorni, ma la sua situazione non cambia. Di notte, con l’elisoccorso, viene trasferita in un altro ospedale, senza avvertire neanche i familiari. Al suo risveglio, Viviana è completamente sola, nessun medico, nessuna assistenza, nessun familiare, ma soprattutto senza poter parlare a causa della tracheotomia. Il Covid, in quel momento non ha di certo reso più semplici le cose.

Giorni duri, pesanti, i reparti inaccessibili, non avere nessuno accanto, né il sorriso di suo figlio Tristan né la mano di Gianluca da stringere e tanta tantissima rabbia. Finalmente, dopo giorni e tanto dolore e tante richieste riesce a rivedere la sua famiglia e con loro decide di lasciare la Spagna e tornare in Italia per proseguire le cure. Guardava le sua mani ed i suoi piedi mummificati, non li sentiva più parte di sé.
Un aereo medicale vola verso Bologna e nel suo cuore tantissima speranza. Sapeva già quale sarebbe stato il suo destino, una quadrupla amputazione, soluzione difficile da accettare, ma era il compromesso che doveva pagare per essere rimasta in vita ed aver lottato con tutta la sua forza. Nelle sue mani e nei suoi piedi, la vita, il sangue e la linfa vitale non scorreva più. Prima dell’operazione erano parte del suo corpo, ma lei non li sentiva più. Difficile accettare questa condizione, difficile addormentarsi sapendo di avere delle parti del proprio corpo e svegliarsi e non trovarli più. I piedi ti consentono di raggiungere ogni luogo, ma è nelle proprie mani la vera ricchezza. Sin da bambini, affidiamo la nostra conoscenza alle mani, al proprio tatto, alle sensazioni che queste ci trasmettono. Come avrebbe affrontato quelle azioni giornaliere che tutti indistintamente considerano banali?

E’ dall’Ospedale Sant’Orsola di Bologna che faremo iniziare il dopo di questo racconto, la nuova vita, rinascere dalle ceneri e raccogliere tutti i cocci che sono rimasti per ricostruire il nuovo mondo intorno a sé. É nel sorriso e nella rassicurazione dei suoi familiari, ma anche dei medici e dei paramedici che Viviana ricomincia a vivere. I giorni scanditi dalla riabilitazione, dal prendere coscienza di non avere più la propria autonomia e di non avere più gli arti.

Durante i giorni in ospedale, cresce sempre di più in lei la voglia di rimettersi in gioco: il primo step ritornare a camminare, anche senza due gambe.

Inizia a cercare centri ortopedici che facciano riabilitazione ed addestramento all’uso della protesi; tante consulenze, tanti volti incontrati, ma non scattava mai quella scintilla. Sembrava tutto così difficile, ogni tecnico ortopedico consigliava la strada da seguire, ma tutti certi di iniziare dall’addestramento all’uso delle protesi di arto superiore.

In tutto questo caos, forse per caso, o forse perché il destino ha voluto così, Viviana sentì parlare di un centro ortopedico in Sicilia che avrebbe risolto il suo problema. Quel centro eravamo noi, la ROGA.

Inizia così l’esperienza di Viviana nel nostro centro, un imprinting iniziale con Rosario, il nostro direttore tecnico, una scintilla che scatta dal primo momento ed una promessa: prima di qualsiasi cosa, Viviana tornerà a camminare.

É luglio, il caldo afoso delle giornate siciliane, nel nostro centro tutti attendevano Viviana, eravamo curiosi di conoscere questa donna di cui Rosario parlava. Ed ecco che le attese erano finite, Viviana era con noi e per 4 lunghissimi e faticosissimi mesi, sarebbe rimasta con noi. Insieme a lei e a Gianluca, abbiamo gioito ad ogni suo successo ed abbiamo condiviso il suo dolore, che alla fine era diventato anche il nostro. Era ormai normale vederli tra i corridoi, nei vari box o in accettazione a raccontarci di loro e delle loro giornate. Viviana ha travolto come un uragano il nostro centro, ha portato forza ed energia. Non è stato facile per lei dover (r)imparare nuovamente a camminare, a dover muoversi e pian piano riprendersi almeno in parte la sua vita. Vivere senza un arto è difficile, ma vivere senza quattro è una sfida perenne e solo una Donna come Viviana può accettarlo.

Viviana è arrivata da noi a luglio su una carrozzina ed è andata via dalla sua nuova famiglia, la ROGA, a novembre sulle sue nuove gambe, camminando e regalando sorrisi (seppur celati da delle mascherine) a tutti noi e a tutti gli amici che ruotano attorno al nostro centro.

Oggi, Viviana non ha più la sua vita di prima, ma vive la sua seconda vita, che è tutta da scoprire.

Vogliamo chiudere questo racconto di vita, con le parole che ha regalato a tutti quelli che la seguono sul suo profilo Instagram, il giorno del suo primo compleanno (della sua nuova vita):

“Esattamente un anno fa giacevo inerme in un letto d’ospedale senza nessuna speranza di risvegliarmi e non sapendo se avrei superato la tragedia che improvvisamente aveva stravolto la mia vita e quella di tutti i miei affetti.

Ne sono uscita anche se purtroppo non senza visibili e terribili conseguenze.
Qualunque sia la tua sfida non avrà il mio epilogo eppure abbiamo sicuramente qualcosa in comune.
Credo che tutte le persone che affrontino malattie e sofferenze condividano lo stesso desiderio e le stesse paure, e probabilmente avranno l’occasione di trarre dalla loro esperienza alcune lezioni fondamentali qualora gestiscano la sfida con consapevolezza.

Ecco perché vorrei condividere le mie personali “lezioni”, sperando che possano servire da ispirazione.

Pensa solo a come supererai tutto ma fallo un giorno alla volta; concentrati sulle cose pratiche ma nutriti di ogni dose d’affetto che ti viene donata; abbandonati all’esperienza ma senza mollare mai; approfitta per riordinare priorità e affetti, non esiste miglior momento per farlo; lavora d’introspezione: non puoi controllare quello che ti succede ma puoi controllare in che modo affrontarlo e questo ti darà molta forza; anche se ora esiste solo il “dopo”, non avere nessuna fretta di arrivarci; i tempi e gli eventi non li decidi tu: tu come una nave in mare li attraversi, alcuni giorni saranno sereni ma altri tempestosi; mantieni viva la tua curiosità: il tuo corpo e la tua mente non sono nemici, seppure ora ti sembrino fragili nascondono un’innata forza, una capacità di adattamento stupefacente.

Osservali con attenzione, in questo momento sei uno spettatore; non chiuderti agli altri perché sono parte fondamentale della tua riuscita: ogni pensiero, preghiera, meditazione e intenzione che ti viene rivolta ti darà un supporto e un aiuto inimmaginabile.

L’amore diventa energia tangibile quando viene donato con generosità. Credimi! Io devo tantissimo a chi mi è sempre stato vicino.

Concludo con un pensiero che mio figlio ventenne ha condiviso con un amico quando ormai si intravedeva una luce in fondo al tunnel:

“Quest’anno ho imparato che dentro abbiamo la forza per affrontare qualsiasi cosa.”

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