Lei è

Erika

La mia seconda vita iniziò il 31 luglio del 2018.

Era il compleanno di una delle mie più care amiche e decidemmo di fare una gita fuori porta e andare a festeggiare facendoci un bagno all’isola Bella, Taormina.

Quella mattina, però, non riuscivo nemmeno a reggermi in piedi, mi sentivo strana, avevo una forte nausea ed una sensazione di malessere dentro che non riuscivo a capire. Mia madre insistette parecchio per convincermi a non andare, ma io volevo essere presente al compleanno della mia amica.

Siamo saliti sull’autobus e siamo arrivati a destinazione, così abbiamo deciso di fare gli ultimi metri che ci separavano dalla spiaggia a piedi, nonostante il forte caldo. Mentre camminavo, mi sono resa conto che un’automobile stava superando, ad altissima velocità, la lunga coda di macchine per poi finire contro un’auto.

È così che ha perso il controllo e mi è venuta addosso. In quel momento avevo già realizzato quello che stava per succedere, ma non ho avuto la lucidità di reagire, il mio corpo si era come immobilizzato.

L’auto mi ha colpito, mi ha schiacciato contro il muro che avevo dietro e mi ha trascinato con sé, facendomi cadere a terra e portandosi dietro l’arto, che è rimasto incastrato nella ruota.

Non ho realizzato subito la gravità della situazione, sentivo solo un forte dolore provenire dal femore. Nell’arco di qualche secondo si avvicinarono tantissime persone, tra cui un infermiere, che era lì in vacanza, che mi prestò il primo soccorso, mi tranquillizzò, mi disse che sarebbe andato tutto bene e che ce l’avrei fatta.

Tra la folla ricordo un ragazzo che mi immobilizzava la gamba con un telo e le mani sporche di sangue, ma non riuscivo ancora a capire cosa stesse succedendo. Sentivo solo tanto dolore al femore, ma tutto sommato stavo bene.

In quel momento guardai un mio amico, lì presente, negli occhi, cercando delle risposte a tutta quella confusione, al sangue, alle altre due ragazze che erano con me che piangevano ed è lì che capii di aver perso il piede.

Non ebbi nessuna reazione, nessuna lacrima, l’unico pensiero era rivolto alla mia famiglia, pensavo solo a loro.

Così chiesi un telefono e chiamai mia mamma dicendole di aver fatto un incidente, rassicurandola che stavo bene, ma che mi stavano portando con l’elisoccorso all’ospedale di Catania.

Quando arrivai a Catania, la prima persona che vidi fu mio fratello e i suoi occhi terrorizzati, poco più avanti c’era mia mamma, spaventatissima che piangeva. Cercai in tutti i modi di tranquillizzarli, di farmi vedere forte e cosciente, ma subito dopo mi addormentarono e iniziarono i lunghissimi giorni di terapia intensiva. Subii diversi interventi, rimasi, poco cosciente, attaccata a tantissimi macchinari. Fu in rianimazione che vidi per la prima volta il mio moncone, mentre l’infermiera mi lavava, mi alzò il busto e lo vidi.

Era lì, fasciato, gonfio, pieno lividi, lo guardai, lo riguardai, ma non riuscivo a provare nulla, non provai dolore, non sentì il panico, agitazione, semplicemente nulla. I giorni passavano, ma sembravano tutti gli stessi, era come se il tempo si fosse fermato, non capivo più che giorno fosse, non distinguevo notte dal giorno.

Un giorno decisero di portarmi in reparto perché avevo bisogno di vedere la mia famiglia, i miei amici o il mondo esterno che, seppur da una semplice finestra, mi avrebbe aiutato in quella sorta di dissociazione che stavo vivendo. Qui iniziò subito un lungo periodo di recupero, fisico e psicologico. Iniziai a fare la prima fisioterapia, cominciai a muovere impercettibilmente il ginocchio, ricordo ancora gli occhi gonfi e pieni di lacrime di mio padre quando vide che riuscivo a muovere, anche se leggermente, il mio piccolo arto.

Ma iniziarono, anche, le prime paure per la nuova vita che mi aspettava, le prime domande e purtroppo anche i primi dolori, tra cui quello dell’arto fantasma, che mi hanno distrutta, non riuscivo a dormire, a stare sdraiata, seduta. Era un dolore ininterrotto e insopportabile.

Conobbi il centro ROGA proprio in ospedale, durante una seduta di fisioterapia.

Io e la mia famiglia non sapevamo dove andare, a chi rivolgerci, molti ci consigliavano di andare fuori, al nord o addirittura in Germania; ma la dottoressa Barbara mi parlò di un ragazzo della Calabria, Fabrizio, che era stato ricoverato lì e che aveva una storia molto simile alla mia e si era rivolto ad un centro molto all’avanguardia di Enna.

Mi ricordo che la dottoressa prese subito il telefono e chiamò un certo Rosario che le disse che avremmo fissato un incontro una volta dimessa dall’ospedale.

Era settembre quando finalmente diedi un volto a questo Rosario, lo vidi e mi sorrise con un sorriso rassicurante. Aveva un’aria così serena, così famigliare, mi mise a mio agio e iniziò a rispondere a tutte le mie domande, ma con una sicurezza tale da infondermi la medesima sicurezza, dandomi tantissima speranza.

Ricordo ancora gli occhi pieni di lacrime di gioie alla fine del nostro primo incontro. A novembre arrivò, per me, il momento di intraprendere questa nuova avventura, andai ad Enna e rimasi sbalordita dall’ambiente che trovai. Posso dire di aver trovato una seconda famiglia, una casa composta da tantissime persone, tutte diverse, ma tutte immensamente speciali.

Ero spaventata da tutto ciò che avrei dovuto affrontare, da sola e lontano da casa, ma da loro ho avuto solo rassicurazione, comprensione, forza, non mi sono mai sentita giudicata o sbagliata, ma solo ed unicamente speciale. Hanno permesso che questa mia seconda vita prendesse forma nella maniera più semplice e bella che potessi mai desiderare.

Mi chiedo ancora se merito tutta la fortuna che ho avuto per aver incontrato loro nel mio cammino.

Mi piacerebbe condividere il mio piccolo segreto con tutte quelle persone che si trovano a dover affrontare una situazione simile alla mia.

Quando mi sentivo giù, ogni volta che ho avuto paura per la situazione di incertezza che stavo vivendo o avevo paura di non riuscire ad essere più quella che ero prima dell’incidente, mi guardavo allo specchio e mi ripetevo:

“Erika il tuo valore e i tuoi sogni non verranno mai messi in discussione dal tuo aspetto, tu sei Erika e raggiungerai tutti i tuoi obiettivi anche con un solo piede, bisogna solo crederci”

— Follow me —

Resta connesso!

Vuoi ricevere aggiornamenti sulle nostre attività, promozioni e news.
Iscriviti adesso alla nostra newsletter inserendo la tua mail e sarai subito connesso.

Contattaci

Centro Ortopedico

+39 0935 41555

h08:30 - 13:00 / h14:30 - 19:00

Area Medico Riabilitativa
Amministrazione

+39 0935 533657

h09:00 - 13:00 / h14:30 - 19:00

Utility

Certificazioni

UNI EN ISO 9001:2015

Contributi pubblici:

Contributo conto esercizio €69.000,00 Invitalia

Contributo conto impianti €348.650,00 Invitalia

Credito imposta investimenti aree svantaggiate €34.117,50 Agenzia delle Entrate

La società ha ricevuto benefici rientranti nel regime degli aiuti di Stato e nel regime de minimis per i quali sussiste l’obbligo di pubblicazione nel registro nazionale degli aiuti di Stato di cui all’Art 52 della L.234/2012

Link